Latest Posts:

Sorry, no posts matched your criteria.

Follow Us:

Back To Top
Image Alt

5 cose da ricordare sull’alimentazione del bambino

5 cose da ricordare sull’alimentazione del bambino

L’alimentazione è tra i più importanti fattori che influenzano la salute del bambino e del futuro adulto. Oggi si parla dei primi 1000 giorni di vita, dal concepimento fino ai due anni del bambino, come periodo cruciale per la prevenzione di malattie dell’età adulta, prevenzione attraverso un apporto adeguato di energia, di macro e micronutrienti. È stato dimostrato infatti che i comportamenti alimentari acquisiti nei primi anni di vita sono mantenuti anche nella vita adulta, per questa motivazione è importante avere le giuste conoscenze fin dai primi anni, ancora meglio, fin dal concepimento.

A questo proposito, sappiamo che carenze ed eccessi alimentari durante la gravidanza si associano a disturbi della crescita e sviluppo del feto e del neonato, oltre all’aumento del rischio di insorgenza di malattie. Ad esempio, se il trasporto di nutrienti attraverso la placenta è insufficiente, a causa di deficit nutrizionali della madre, si aumenta il rischio di incorrere in situazioni come piccole dimensioni del feto in relazione all’età gestazionale e basso peso alla nascita. Questo, a sua volta, predispone ad una bassa statura nell’età adulta. Altre evidenze scientifiche sottolineano come ci sia una correlazione tra la condizione della madre nella fase periconcezionale, particolarmente l’obesità, ed un eccessivo peso durante la gravidanza.

Questo predispone a problematiche del feto come elevato peso alla nascita, alterazioni del metabolismo glicemico nel bambino ed aumentato rischio cardio-metabolico nell’età adulta. Il latte è l’alimento che per primo assume il bambino, grazie a questo alimento il bambino ha tutti i nutrienti necessari per la crescita fino al sesto mese di vita. Sappiamo anche che l’allattamento al seno fino ai 6 mesi di vita riduce il rischio di sviluppare obesità, ipertensione, malattie infettive e cronico degenerative. Dopo i 6 mesi, il latte materno da solo non è più in grado di soddisfare i fabbisogni di proteine, ferro, zinco e vitamine necessari per la crescita, motivo per cui in questa fase si da spazio allo svezzamento.

Sulla modalità di svezzamento ci sono ancora notizie scientificamente contrastanti. Alcune lo raccomandano solo dopo i 5-6 mesi perché, secondo questi studi, prima l’intestino non è anatomicamente pronto ad avere contatti con gli alimenti e che potrebbe portare ad aumentata predisposizione ad allergie ed intolleranze nell’età adulta. Altre notizie scientifiche sottolineano invece che, grazie allo svezzamento precoce, esporre i bambini tra i 4 e i 6 mesi di vita agli alimenti, tra i quali alimenti potenzialmente allergenizzanti, potrebbe dimostrarsi protettivo. La soluzione potrebbe essere nel mezzo: osservare il bambino e seguire i suoi specifici bisogni ed esigenze. I bambini hanno una grande capacità di regolarsi, la fame e la sazietà, la voglia o meno di assaggiare il cibo di mamma e papà sono tutte fasi che insorgono spontaneamente.

Lo svezzamento dovrebbe avvenire dal momento in cui nel bambino ci sono tutti i requisiti necessari per assumere cibo ed allo stesso tempo scongiurare il concreto rischio di soffocamento. I requisiti necessari sono: capacità del bambino di mangiare dal cucchiaino e deglutire alimenti semisolidi, riuscire a tenere la testa eretta, rimanere autonomamente in posizione seduta, di mostrare interesse verso il cibo, aver perso il riflesso di estrusione, cioè il riflesso del bambino di tirare fuori la lingua quando gli si tocca il labbro inferiore. È un riflesso innato per la suzione che però è caratterizzato dal movimento opposto alla masticazione e alla deglutizione del cibo. Queste caratteristiche, unite alla voglia del bambino di assaggiare il cibo di mamma e papà, al continuo gesto di portare qualsiasi oggetto in bocca, decreta questo come il momento giusto per abbandonare l’allattamento esclusivo.

Da questa fase in poi, il bambino viene a contatto con gli alimenti, ed imitando i genitori, apprende giorno dopo giorno nuovi comportamenti ed abitudini. Così il bambino impara a mangiare, inizia a sperimentare nuovi sapori ed abitudini, inizia a fare scelte. Da questo momento in poi è molto utile favorire la loro innata autoregolazione, grazie a questo i bambini cercheranno cibo solo quando ne avranno fisiologicamente bisogno. Questo è possibile ad esempio favorendo un’alimentazione non eccessivamente dolce o salata, questi sapori forti sbilancerebbero le scelte alimentari verso cibi sempre più sapidi, molto meglio favorire dei pasti più equilibrati e dal sapore naturale e concedere pasti del tipo come eccezione settimanale e non quotidiana.

Ancora una volta questa è la motivazione per cui è meglio preferire un’alimentazione più naturale a prodotti industriali pensati a posta per il consumo, dai sapori forti, con una precisa combinazione di zucchero, sale e grassi che vanno a stimolare gli stessi circuiti cerebrali coinvolti nella dipendenza. L’industria alimentare conosce bene queste informazioni e le sfrutta a proprio vantaggio, però è compito nostro sapere e saper scegliere senza demonizzare troppo o eccedere. Indubbiamente dare il giusto esempio è un’arma a nostro vantaggio, i bambini si fidano ciecamente dei genitori, li imitano imparando. Per cui, se vogliamo che loro consumino le verdure, la prima cosa da fare è prepararle per tutta la famiglia.

Assecondare l’autoregolazione dei bambini significa anche lasciar scegliere, guidare ma non obbligare. Ad esempio si possono preparare due contorni diversi per dare a loro la scelta, anche preparare una insalata mista può coinvolgerli nella scelta di un ingrediente preferito. Renderli partecipi durante la spesa e la preparazione dei pasti, coinvolgerli attivamente li farà sentire sicuri e responsabili. Sono quindi da evitare obblighi, imposizioni, minacce, ricatti emotivi pur di far mangiare quello che ” deve ” e non quello che “desidera”. In poche parole essere assertivi, dolci, di poche parole e dare il giusto esempio.

Concludendo, cosa dobbiamo ricordare:

  • la salute del bambino e del futuro adulto dipendono anche dallo stato di salute della mamma;
  • sono importanti i primi 1000 giorni di vita del bambino per la giusta prevenzione;
  • l’allattamento al seno fino ai 6 mesi di vita riduce il rischio di sviluppare problematiche di salute;
  • capire il momento giusto per lo svezzamento? Potrebbe bastare osservare il bambino;
  • favorire alimenti naturali aiuta a mantenere l’autoregolazione del bambino dopo lo svezzamento.