Nella nuova edizione della Guida Oli d’Italia 2026/2027 del Gambero Rosso, i nostri monocultivar ottengono due valutazioni diverse, che riflettono due identità altrettanto distinte:
- DI Peranzana conquista le Tre Foglie, il massimo riconoscimento 
- DI Coratina ottiene le Due Foglie, con segnalazione 

Non è solo una differenza di punteggio. È una differenza di linguaggio.

Peranzana: l’equilibrio che convince

La Peranzana è una cultivar che si muove sull’equilibrio. Il suo profilo è definito ma mai eccessivo: note vegetali eleganti, una struttura armonica, una progressione pulita tra naso e bocca. È un olio che non cerca di imporsi, ma di costruire coerenza.
In un contesto di degustazione come quello della guida, questa chiarezza viene premiata: le Tre Foglie riconoscono proprio questo: la capacità di mantenere precisione, leggibilità e continuità sensoriale.

Coratina: un’identità che non si addolcisce

La Coratina segue una strada diversa. È una cultivar netta, diretta, senza compromessi.
Amaro e piccante sono evidenti, la struttura è più marcata, il profilo più deciso. Un olio così non cerca di adattarsi, ma di restare fedele alla propria natura.
Le Due Foglie raccontano una scelta precisa: quella di non attenuare un’identità forte per rientrare in uno schema più lineare.

Oltre il riconoscimento

Ogni extra vergine evolve, cambia nel tempo, si comporta in modo diverso a seconda dell’uso in cucina.
Per questo, leggere i risultati significa anche andare oltre il numero di Foglie.
Le Tre Foglie DI Peranzana indicano un equilibrio riconosciuto.
Le Due Foglie a DI Coratina segnalano un carattere che resta integro, anche quando è meno accomodante.

Ciò che accomuna questi oli extravergini è il percorso.
Dalla gestione dell’oliveto fino alla lavorazione in frantoio, ogni scelta è orientata a rispettare la natura della cultivar, non a uniformarla. Per questo i risultati possono essere diversi, ma restano coerenti.

DI Peranzana e DI Coratina sono due interpretazioni dello stesso territorio, due modi diversi di esprimere l’extra vergine. E forse è proprio questo il punto: non chiedere a tutti gli oli di essere uguali, ma imparare a riconoscerli per ciò che sono.