Chi assaggia per la prima volta un olio extravergine di qualità rimane spesso sorpreso da una sensazione particolare: un leggero pizzicore che compare in gola qualche istante dopo la degustazione.
Per molti consumatori rappresenta ancora un dubbio. È un difetto? L'olio è troppo forte? Oppure è stato prodotto in modo diverso?
La risposta è più semplice di quanto si pensi e racconta molto del lavoro che inizia tra gli ulivi e termina nel frantoio.
Un pizzicore che nasce dalle olive
La sensazione piccante non dipende dal caso e nemmeno da un'eccessiva acidità, come spesso si crede. È legata alla presenza di composti fenolici naturalmente contenuti nelle olive, in particolare dell'oleocantale, una sostanza che contribuisce al carattere dell'olio extravergine.
La sua presenza varia da un'annata all'altra e dipende da numerosi fattori: la cultivar, il grado di maturazione delle olive, l'andamento climatico e le tecniche di lavorazione. Ogni oliveto racconta quindi una storia diversa.
Il ruolo del territorio
Nella mia terra, la Puglia, e in particolare nella sua area settentrionale, il rapporto tra clima e ulivo è parte integrante dell'identità agricola del territorio.
Le estati calde, la luce intensa, i venti provenienti dal mare e le caratteristiche dei suoli influenzano lo sviluppo delle olive e la loro composizione. Anche una stagione più siccitosa o, al contrario, più piovosa può modificare l'equilibrio tra aromi e sostanze fenoliche.
È uno dei motivi per cui due raccolti consecutivi, pur provenendo dagli stessi alberi, non saranno mai perfettamente identici.
Perché il pizzicore si sente in gola?
A differenza del peperoncino, che stimola principalmente la lingua, alcuni composti presenti nell'olio extravergine vengono percepiti soprattutto nella parte posteriore della gola. È qui che si manifesta quella sensazione pungente, spesso accompagnata da un leggero colpo di tosse durante gli assaggi professionali.
Per i degustatori è un segnale familiare: indica la presenza di sostanze naturalmente presenti in un extravergine ottenuto da olive sane e lavorate con attenzione.
Naturalmente, ogni olio possiede un proprio equilibrio. Esistono extravergini più delicati ed altri più decisi, senza che uno sia necessariamente migliore dell'altro.
Una questione di equilibrio, non di intensità
Il piccante, così come l'amaro, non dovrebbe mai essere considerato isolatamente. Ciò che rende un olio piacevole è l'armonia tra tutte le sue componenti sensoriali.
Un extravergine ben equilibrato riesce a esprimere carattere senza coprire gli altri sapori, accompagnando il cibo e valorizzandolo.
È proprio questo equilibrio che noi frantoiani ricerchiamo ogni anno, adattando tempi di raccolta e lavorazione alle caratteristiche delle olive, senza perdere di vista il rispetto della materia prima.
Dietro ogni assaggio c'è un'intera campagna olearia
Quando un olio pizzica leggermente, non racconta soltanto la presenza dei polifenoli. Racconta il momento in cui le olive sono state raccolte, la rapidità con cui sono arrivate al frantoio, le condizioni climatiche dell'annata e l'esperienza di chi le ha trasformate.
È il risultato di un insieme di scelte che iniziano molto prima della spremitura e che trovano compimento solo quando l'olio arriva sulla tavola.
Imparare a riconoscere la qualità
Educare il palato significa anche liberarsi di alcuni luoghi comuni. Un olio extravergine non deve necessariamente essere dolce per essere apprezzato, così come una lieve nota piccante non rappresenta un difetto.
Al contrario, quando è accompagnata da profumi puliti, da un fruttato ben definito e da un gusto equilibrato, quella sensazione diventa parte dell'identità stessa dell'extravergine.
È uno dei tanti dettagli che rendono ogni raccolto diverso dal precedente e che ricordano come, dietro una semplice goccia d'olio, ci siano il carattere di un territorio, il lavoro dell'uomo e il ritmo della natura.

